Cappuccetto Giallo e il coraggio di cambiare sguardo
Perché l’identità non si inventa, si osserva meglio.
“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.” Antoine de Saint-Exupéry
Ci sono storie che crediamo di conoscere così bene da non vederle più. Le attraversiamo per abitudine, come strade percorse troppe volte, senza farci più caso. Cappuccetto Rosso è una di queste.
Sappiamo già tutto. Il bosco, il lupo, la nonna, la paura, la salvezza finale. È una fiaba talmente sedimentata nell’immaginario collettivo da risultare quasi muta. Non ci interroga più. Non ci mette in discussione. Semplicemente, la “crediamo”.
Ed è proprio qui che Bruno Munari fa qualcosa di straordinario.
Non riscrive la storia. Non la stravolge. La sposta di contesto e la guarda da un’altra prospettiva.
Nasce così Cappuccetto Giallo. Stessa trama, stessi eventi, stesso schema narrativo. Eppure nulla è più come prima. Perché quando cambia lo sguardo, cambia il significato. Il bosco si trasforma in giungla urbana. C’è il lupo sotto forma di automobilista peloso, ma il vero pericolo è la vita contemporanea. E Cappuccetto da vittima diventa una stratega, che osserva, ragiona e trova una soluzione, dimostrando un’identità tutt’altro che fragile e molto capace di leggere il contesto.
Munari ci mostra una verità che vale molto più della fiaba. Non è la storia che cambia, è il punto di osservazione.
Ed è esattamente da qui che dovrebbe iniziare ogni lavoro serio sull’identità.
Nel mondo del personal brand siamo stati educati a pensare all’identità come un elenco di valori, caratteristiche e parole chiave. Ma l’identità non è ciò che dici di essere. È il modo in cui guardi il mondo.
È lo sguardo che torna, riconoscibile anche quando non lo dichiari. È ciò che filtra ogni scelta, ogni parola, ogni silenzio. Per questo molte persone sentono di avere qualcosa, ma non riescono a comunicarlo. Non è mancanza di sostanza. È mancanza di punto di vista. Stanno guardando sé stesse con gli occhi presi in prestito dal mercato, dai trend e da chi sembra funzionare meglio.
E così la loro identità si appiattisce. Non perché non esista, ma perché è osservata da troppo lontano.
La fase di SCOPERTA nel mio lavoro è spesso la più fraintesa. Ci si aspetta introspezione astratta, esercizi teorici e definizioni. In realtà è un’operazione molto più concreta e anche più scomoda: spostare l’angolo da cui ti guardi.
Significa smettere di chiederti “chi dovrei essere” e iniziare a chiederti “da dove guardo”.
Quali dettagli noti sempre, anche quando non te ne accorgi?
Quali temi tornano, indipendentemente dal contesto?
Quali storie ti attirano da anni, come se parlassero una lingua che riconosci?
L’identità emerge quando smetti di rincorrerla e inizi ad osservarla.
Gennaio è considerato il mese delle ripartenze, dei nuovi capitoli, delle promesse di cambiamento. Ma il lavoro sull’identità segue un’altra logica, molto meno spettacolare e molto più potente. Non serve reinventarsi, serve rileggersi.
Come Cappuccetto Giallo. Come tutte le storie che tornano a parlarci solo quando smettiamo di darle per scontate. Perché quando trovi il punto di vista giusto, non devi più spiegarti. La tua identità diventa evidente. E finalmente memorabile.
Munari non tradisce la fiaba. La rende leggibile al suo tempo.
Allo stesso modo, lavorare sull’identità non significa snaturarsi, ma rendere comprensibile ciò che già esiste, alla luce del contesto in cui vivi e comunichi.
Quando cambi prospettiva, ciò che sembrava debole diventa risorsa, ciò che sembrava confuso trova un centro, ciò che sembrava banale acquista spessore. Non perché tu sia cambiato, ma perché hai smesso di guardarti con occhi inadatti.
Cappuccetto Giallo non fa discorsi. Non proclama chi è. Agisce in modo coerente. Ed è forse questa la lezione più raffinata che ci lascia: l’identità più forte è quella che non ha bisogno di essere spiegata.
Nel branding succede la stessa cosa. Un’identità solida guida le scelte, i gesti, il linguaggio. Non ha bisogno di essere continuamente dichiarata. È riconoscibile. Attraversabile. Abitabile.
Cappuccetto non ricomincia da capo. Attraversa la città con consapevolezza. E forse gennaio non serve a “ripartire”, ma a questo: a smettere di cercare nel posto sbagliato ciò che hai già. Perché quando impari a guardarti nel contesto giusto, l’identità smette di essere un problema
e diventa una guida.
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