L’Effetto specchio infranto: perché per un brand nascondersi è più pericoloso che fallire
“È una storia vecchia come il mondo”, diceva qualcuno. Probabilmente i consulenti di marketing vecchio stampo non pensavano che in quella stessa affermazione fosse nascosto il più grande trattato sulla percezione di marca mai scritto da Disney.
Quando pensiamo a La Bella e a la Bestia, pensiamo a una favola d’amore. Io, ogni volta che la riguardo, vedo il peggior e il miglior lavoro di posizionamento della storia.
Perché la Bestia non aveva un problema di valore. Aveva un problema di percezione. E Belle non aveva un problema di talento. Aveva un problema di contesto.
Se hai sempre pensato che per vendere di più o per posizionarti come leader tu debba “creare nuovo valore”, aggiungere pezzi, fare più corsi o inventarti un servizio mai visto, potresti essere caduto nella stessa trappola psicologica dei protagonisti di questa storia.
Mettiti comodo, lascia i lupi fuori dalla porta della tua fortezza e vieni a vedere cosa c’era davvero in quella biblioteca immensa.
Dopotutto, questa dinamica affonda le radici in archetipi molto più antichi dei cartoni animati. Il tema centrale di una fanciulla che si innamora di una creatura mostruosa è direttamente riconducibile al mito millenario di Amore e Psiche narrato da Apuleio. Lì, Psiche è costretta a unire il suo destino a un “mostro” che le si concede solo nell’oscurità della notte, vietandole di guardarlo. Il dramma di quella storia inizia proprio quando lei decide di accendere una lampada ad olio per stanarlo dall’ombra. Nel mito come nel branding, la vera evoluzione non avviene finché tutto resta nascosto nel buio. La svolta accade solo quando si accetta il rischio di portare la propria verità sotto la luce.
Nel suo castello isolato, la Bestia ha tutto. Ha una cultura sterminata, una biblioteca che fa invidia al mondo, una sensibilità artistica e risorse che il villaggio sottostante non potrebbe nemmeno sognare in tre generazioni. Eppure, per il mondo esterno, lui è solo un mostro. Una minaccia da distruggere a colpi di forconi e torce.
Nel mercato di oggi, vedo continuamente professionisti e brand straordinari comportarsi esattamente come la Bestia.
Sono quelli che si nascondono dietro un silenzio che definiscono strategico, ma che in realtà è solo paura dell’esposizione, scelgono un linguaggio algido, accademico, istituzionale, cancellando ogni traccia di umanità dal proprio brand per paura di non sembrare abbastanza seri, si dicono: “Io non faccio marketing, preferisco che parli il mio lavoro”.
Ma il mercato non riempie il vuoto con la tua nobiltà d’animo non espressa. Se non presidi lo spazio, il mercato si inventa una storia su di te. E di solito, è una storia al ribasso. La Bestia pensava di proteggersi sbarrando il portone, in realtà, stava solo firmando la condanna della propria reputazione.
Mentre la Bestia si nasconde nel castello, a pochi chilometri di distanza c’è qualcuno che sperimenta il dramma opposto.
Belle cammina per il villaggio provenzale stringendo un libro al petto. L’intero paese canta di quanto sia bizzarra, strana, distratta. Non perché Belle abbia qualcosa che non va, ma perché si muove in un ecosistema che misura il valore delle persone in base a quanti cestini di uova vendono al mercato o a quanto sono inclini a pendere dalle labbra di Gaston.
Questo mi fa pensare a una quantità impressionante di professionisti brillanti. Persone che leggono, studiano, pensano, ma che continuano a sentirsi profondamente fuori posto nell’ambiente che frequentano o con i clienti che attirano.
Cosa succede quando ti trovi nel contesto sbagliato? Succede che attivi un meccanismo di difesa letale: inizi a restringerti.
Provi a ridimensionarti. A sfornare contenuti più semplici, più prevedibili, più piatti. Abbassi i prezzi per “adeguarti al mercato”, smussi gli angoli della tua unicità per non infastidire chi non ha gli strumenti per capirti. Cerchi di incastrarti in una scatola che non è stata costruita per te.
Mi ricorda quasi quando in certe culture, se un fiore cresce più degli altri, lo si taglia per mantenere l’uniformità del campo. Solo che qui, le forbici, ce le passiamo da soli sul nostro brand.
La svolta, nel film, non arriva quando Belle impara finalmente a farsi piacere la mentalità del villaggio. E non arriva nemmeno quando la Bestia trova un modo più efficace per non farsi vedere o per spaventare la gente.
Arriva quando entrambi smettono di restringersi.
Arriva quando la Bestia spalanca le porte della sua biblioteca e rivendica la sua identità, mostrando a Belle un mondo all’altezza dei suoi pensieri. E arriva quando Belle decide che il suo posto è lì dove la complessità non è una colpa, ma una chiave d’accesso.
Un brand magnetico non è un brand che si mette in mostra nel senso becero del termine. Non urla in piazza cercando di attirare l’attenzione di tutti come farebbe Gaston mostrando i bicipiti nella taverna. Gaston ha bisogno di un pubblico sottomesso per sentirsi grande. Il brand magnetico no.
Il brand magnetico occupa lo spazio che gli spetta di diritto, con la dignità di chi sa esattamente quanto vale il proprio lavoro e non sente il bisogno di urlare per dimostrarlo. Smette semplicemente di rimpicciolirsi.
Nel momento in cui il tuo business ti sembra in una fase di stasi, l’equazione pigra che la tua mente ti propone è: “Devo fare di più, devo diventare qualcos’altro”.
Ma se la tua sostanza è già solida, la risposta è un’altra: devi smettere di nasconderti.
Smettere di restringerti per il tuo brand significa due cose: accettare la dissonanza e cambiare villaggio.
Se il tuo valore è alto, non puoi comunicare come se vendessi soluzioni da due soldi solo per rassicurare chi ti ascolta. Accetta di non essere per tutti.
Se le persone a cui ti rivolgi continuano a considerarti “troppo costoso”, “troppo strano” o “troppo complesso”, smetti di semplificare il tuo servizio. Cambia pubblico. Rivolgiti a chi possiede le chiavi per abitare la tua biblioteca.
Il mio percorso di Mentoring 1:1 è pensato esattamente per questo. Non sono qui per insegnarti a mimetizzarti nel grigiore della folla, né per spiegarti come compiacere il “villaggio”.
Lavoriamo insieme per estrarre la tua sostanza e mappare le tue competenze reali, quelle che oggi tieni chiuse a chiave nel castello. Costruiamo un’architettura strategica capace di gestire il divario di percezione, affinché il tuo packaging non sia una maschera, ma la più fedele e magnetica rappresentazione di chi sei.
Arriva un momento in cui coltivare nell’ombra smette di essere una protezione e diventa un limite.
La domanda non è come puoi rimpicciolirti per entrare nel buco della serratura di qualcun altro. La domanda è: quando deciderai, finalmente, di occupare il posto che ti spetta?
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