Perché i brand che durano non vendono prodotti, ma creano universi
Da qualche settimana la città di Orvieto è diventata il set a cielo aperto di una nuova serie televisiva Mediaset con Vanessa Incontrada.
Ogni tanto mi capita di passare vicino alle riprese, vedere i camion della produzione, le strade trasformarsi per qualche ora, ascoltare le persone che raccontano di averla incontrata. E ogni volta che il suo nome rimbalza tra le notizie o nelle conversazioni, mi ritrovo inevitabilmente a fare lo stesso pensiero.
Forse perché vivo qui, in una città che sembra invitare naturalmente a rallentare, faccio fatica a guardare le cose solo per quello che sono. Dietro quel set continuo a vedere una domanda che riguarda molto più il branding che la televisione: come nasce un’identità destinata a durare?
Viviamo in un momento storico in cui essere controcorrente è diventato quasi di moda. Tutti vogliono apparire diversi. Tutti vogliono dimostrare di avere una voce fuori dal coro. E per farlo sembra che si debba provocare deliberatamente o essere a tutti i costi un bastiancontrario.
Eppure, quella è la via più semplice. La vera ribellione, quella che richiede coraggio e che plasma i brand destinati a durare nel tempo, consiste semplicemente nel rimanere fedeli a sé stessi, anche quando il mercato e il mondo intero suggeriscono scorciatoie più comode e omologate.
Per questo continuo a pensare a Vanessa Incontrada.
Negli anni della sua carriera ha avuto davanti decine di modelli da poter inseguire ed imitare. Modelli fatti di filtri, di risposte sempre giuste, di un’estetica levigata e priva di angoli smussati.
La sensazione, invece, è che abbia scelto qualcosa di più difficile.
Non ha costruito una facciata di assoluta perfezione, al contrario, ha lasciato che il pubblico vedesse le sue fragilità, i suoi naturali cambiamenti fisici ed emotivi, e il diritto sacrosanto di essere una donna diversa nelle diverse stagioni della vita. Questa scelta non è solo una lezione di vita: dal punto di vista del personal branding rappresenta un posizionamento radicale.
Quando smetti di inseguire lo standard di qualcun altro, smetti anche di avere concorrenza. Diventi un pezzo unico.
C’è un dettaglio in particolare che mi colpisce della sua evoluzione, ed è il momento in cui la comunicazione si trasforma in qualcosa di più profondo.
A un certo punto Vanessa non si limita più a raccontare la propria visione del mondo. Le dà una forma. Nasce Neva.
Illustrazione di Alice De Marco.
Una bambina dai lunghi capelli rossi, suo alter ego illustrato, ispirata allo sguardo delicato e poetico del Piccolo Principe. Neva non nasce per vendere qualcosa. Non serve a rafforzare un’immagine pubblica. È un piccolo rifugio. Un luogo in cui rallentare. Uno spazio in cui tornare a osservare il mondo con gli occhi della meraviglia invece che con quelli del cinismo.
Ed è qui che mi sono ritrovata, ancora una volta, a riprendere in mano il libro di Antoine de Saint-Exupéry.
Tutti ricordiamo la frase sulla rosa: “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. È bellissima. Ma, rileggendo il libro da adulta, mi sono accorta che il passaggio che più assomiglia al branding non è quello.
È l’incontro con la volpe. A un certo punto lei dice al Piccolo Principe: “Se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo.”
Nel personal branding, le parole che ritornano sono sempre le stesse: differenziati, distinguiti, trova ciò che ti rende unico. Sembra quasi che l’unicità sia una qualità da costruire artificialmente, qualcosa da esibire davanti a una folla sempre più distratta.
La volpe racconta una storia completamente diversa. Ci dice che nessuno è unico in assoluto. Lo diventiamo dentro una relazione.
Prima dell’incontro il Piccolo Principe è soltanto un bambino. La volpe è soltanto una volpe uguale a centomila altre. Diventano unici solo quando decidono di dedicarsi tempo. È una prospettiva completamente diversa, perché sposta il branding dalla performance al legame.
La volpe, infatti, non gli chiede di essere più interessante. Non gli suggerisce di cambiare carattere. Non gli insegna tecniche per attirare attenzione. Gli chiede qualcosa di infinitamente più difficile: tempo, presenza e continuità.
Gli chiede di sedersi ogni giorno un po’ più vicino. Alla stessa ora. Con pazienza.
Ed è proprio questa la parte del branding che oggi viene dimenticata più facilmente. Si pensa che basti trovare il logo perfetto, la palette giusta, il format dei reel che funziona meglio o la frase capace di diventare virale.
Ma i brand destinati a durare fanno qualcosa di molto diverso. Non si limitano a comunicare. Costruiscono un mondo. Un luogo riconoscibile in cui le persone sanno sempre cosa troveranno. Una voce coerente. Un’estetica che non cambia a seconda del trend del momento. Un modo preciso di guardare la realtà.
È questo che, secondo me, rappresenta Neva. Non un progetto parallelo, ma l’estensione naturale di un’identità che aveva bisogno di trovare una nuova forma per esprimersi.
Ed è anche il motivo per cui, quando accompagno un professionista all’interno di Magnetic Star, non parto mai da un logo, da una palette colori o da un piano editoriale. Parto da una domanda molto più semplice:
Che mondo stai invitando le persone ad abitare?
Perché un brand memorabile non nasce quando riesce a sembrare diverso dagli altri. Nasce quando qualcuno entra nel tuo universo e prova una sensazione rarissima: quella di essere finalmente nel posto giusto.
È proprio questo il significato più profondo della libertà di non fare come tutti. Non cercare di distinguersi a ogni costo, ma avere la pazienza di costruire uno spazio così autentico da non sentire più il bisogno di assomigliare a nessun altro.
La volpe, in fondo, non insegna al Piccolo Principe come diventare interessante. Gli insegna qualcosa di molto più prezioso: come costruire un legame. È questo il cuore del branding.
Non trovare la frase perfetta che faccia parlare di te per qualche giorno. Non inseguire l’ennesima strategia destinata a passare di moda. Ma creare quel filo invisibile che tiene insieme la tua storia, il tuo sguardo sul mondo e il valore che sei in grado di offrire.
Perché un brand davvero memorabile non nasce quando impari a sembrare unico. Nasce quando, per alcune persone, diventi l’unica scelta che abbia davvero senso.
È esattamente il lavoro che facciamo all’interno di Magnetic Star.
Un percorso di mentoring 1:1 pensato per professionisti e imprenditori che sentono di avere molto più valore di quello che oggi il mercato riesce a percepire.
Insieme riportiamo alla luce la tua identità, mettiamo ordine nelle tue competenze e costruiamo un ecosistema narrativo coerente, capace di attrarre le persone giuste senza rincorrere trend, algoritmi o formule preconfezionate.
Perché la domanda non è quante persone riesci a raggiungere. La domanda è molto più semplice: che mondo stai invitando le persone ad abitare?
Se senti che è arrivato il momento di costruire un’identità capace di lasciare un segno senza rincorrere continuamente l’attenzione, puoi scoprire Magnetic Star qui.
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